Dopo un intervento ortopedico abbiamo corretto un’articolazione. Ma come si adatta il resto del corpo?
Quando viene eseguito un intervento chirurgico su piede, caviglia, ginocchio o anca, l’obiettivo è intervenire su una precisa patologia anatomica e funzionale.
Ma l’essere umano non cammina con un’articolazione isolata.
Cammina con un organismo intero.
Ogni passo richiede una continua integrazione tra piede, caviglia, ginocchio, anca, bacino e colonna vertebrale, insieme ai sistemi neurologici e sensoriali che contribuiscono al controllo dell’equilibrio.
All’estremità superiore di questo sistema troviamo cranio, mandibola, muscoli masticatori e articolazioni temporo-mandibolari.
Da qui nasce una domanda interessante:
Dopo una chirurgia ortopedica dell’arto inferiore, può avere senso valutare anche il sistema stomatognatico?
La risposta richiede precisione.
Non esistono evidenze per affermare che ogni paziente sottoposto a chirurgia ortopedica debba necessariamente effettuare una terapia gnatologica.
E non è dimostrato che modificare l’occlusione migliori automaticamente il risultato dell’intervento ortopedico.
Esiste però un concetto differente e molto più interessante: quando un paziente presenta contemporaneamente alterazioni funzionali mandibolari, TMD, bruxismo, cervicalgia o un quadro posturale complesso, può essere utile inserire anche la valutazione gnatologica all’interno di un percorso multidisciplinare.
Un intervento ortopedico modifica soltanto il punto operato?
Non necessariamente dal punto di vista funzionale.
La chirurgia interviene sul distretto patologico, ma il movimento umano coinvolge contemporaneamente numerose articolazioni.
Quando cambia la funzione di un’articolazione dell’arto inferiore, l’organismo deve gestire nuovamente:
carico → equilibrio → movimento → propriocezione → schema del passo
La letteratura sull’analisi del cammino dimostra che, dopo alcuni importanti interventi ortopedici, possono persistere differenze biomeccaniche rispetto ai soggetti sani.
Dopo protesi totale di ginocchio, per esempio, sono state documentate nel lungo periodo differenze nella velocità, lunghezza del passo, tempi di appoggio, cinematica del ginocchio e persino parametri cinematici e cinetici dell’anca.
Analogamente, dopo chirurgia della caviglia sono stati studiati cambiamenti nella cinematica e nella cinetica non soltanto della caviglia stessa ma dell’arto inferiore.
Questo ci ricorda un principio fondamentale:
Modificare una parte del sistema può richiedere un adattamento funzionale dell’intero sistema locomotore.
Questo non dimostra che tale adattamento raggiunga necessariamente la mandibola. Ma rappresenta il punto di partenza per comprendere perché, nei pazienti complessi, possa essere utile evitare una visione esclusivamente distrettuale.
Dal piede alla mandibola: esiste davvero una catena posturale?
La definizione di “catena posturale” viene spesso utilizzata in modo eccessivamente semplicistico.
Non esiste un filo meccanico che colleghi direttamente l’alluce a un determinato dente.
Il sistema è molto più sofisticato.
Il controllo posturale deriva dall’integrazione di molte informazioni:
- vestibolari;
- visive;
- somatosensoriali;
- propriocettive;
- muscolari;
- articolari.
Anche il sistema cranio-mandibolare possiede una ricchissima innervazione e una complessa organizzazione neuromuscolare.
Per questo da anni viene studiata la possibile relazione tra occlusione, posizione mandibolare, sistema cranio-cervicale e controllo posturale.
Le evidenze non permettono di affermare una relazione causale universale. Ma suggeriscono che, almeno in alcuni pazienti, possano esistere interazioni degne di essere valutate.
Il sistema stomatognatico: molto più dei denti
Quando parliamo di gnatologia non parliamo semplicemente di “come combaciano i denti”.
Il sistema stomatognatico comprende:
- denti e occlusione;
- mandibola;
- articolazioni temporo-mandibolari;
- muscoli masticatori;
- strutture neuromuscolari correlate;
- controllo dei movimenti mandibolari.
La mandibola è inoltre anatomicamente e funzionalmente inserita nel distretto cranio-cervicale.
Questo è uno dei motivi per cui lo studio della relazione tra TMD e postura continua a essere oggetto di ricerca.
TMD e postura: cosa dice la ricerca?
Le revisioni scientifiche hanno individuato associazioni tra disturbi temporo-mandibolari e alcuni parametri posturali.
Non tutti gli studi concordano e la qualità delle evidenze è variabile.
Questo significa che non possiamo sostenere:
“Una malocclusione provoca una postura scorretta”.
Ma neppure ignorare completamente il possibile rapporto tra sistema stomatognatico e controllo posturale nei pazienti che presentano sintomi in più distretti.
La medicina basata sull’evidenza richiede proprio questo equilibrio: indagare le possibili interazioni senza trasformarle in certezze che la ricerca non ha ancora dimostrato.
Piede, caviglia, ginocchio, anca, bacino: una biomeccanica interdipendente
Pensiamo a ciò che avviene durante un semplice passo.
Il piede entra in contatto con il terreno. La caviglia controlla e trasferisce parte delle forze. Il ginocchio gestisce movimento e carico. L’anca partecipa alla progressione e alla stabilizzazione. Il bacino deve adattarsi dinamicamente. Il tronco contribuisce all’equilibrio. La testa deve rimanere sufficientemente stabile per consentire l’orientamento nello spazio.
Non significa che ogni variazione del piede determini necessariamente una variazione dell’occlusione. Significa che la locomozione è un fenomeno globale.
Dopo quali interventi ortopedici può essere interessante ragionare in modo multidisciplinare?
Chirurgia del piede
Per esempio alluce valgo e altre correzioni dell’avampiede.
Chirurgia della caviglia
Artrodesi, protesizzazione e altre procedure che modificano mobilità o meccanica articolare.
Chirurgia del ginocchio
Per esempio protesi totale o monocompartimentale e altre procedure capaci di modificare la funzione dell’articolazione.
Chirurgia dell’anca
Quando il recupero implica una nuova gestione della mobilità, del carico e dello schema motorio.
In nessuno di questi casi l’intervento rappresenta da solo un’indicazione a una terapia gnatologica. Il punto è identificare quei pazienti nei quali coesiste una problematica stomatognatica clinicamente significativa.
Il caso dell’alluce valgo: un esempio particolarmente interessante
L’alluce valgo rappresenta un ottimo esempio perché riguarda una struttura fondamentale dell’avampiede.
L’alluce partecipa alla biomeccanica della fase propulsiva del passo e la deformità può accompagnarsi ad alterazioni nella distribuzione delle pressioni plantari.
La chirurgia mira a correggere la deformità secondo la diagnosi e l’indicazione ortopedica. Ma dopo l’intervento inizia anche un processo di recupero della funzione.
Se il paziente presenta contemporaneamente TMD, serramento, bruxismo, cervicalgia o alterazioni funzionali mandibolari, può diventare interessante valutare anche questo distretto.
Non perché la mandibola abbia necessariamente causato l’alluce valgo. E non perché trattare la mandibola impedisca che ritorni. Ma perché quel paziente potrebbe presentare contemporaneamente due problematiche funzionali che meritano entrambe una diagnosi corretta.
Quando può essere utile una visita gnatologica dopo un intervento ortopedico?
Non proporremmo una visita gnatologica indiscriminatamente a ogni paziente operato. Diventa molto più interessante quando, oltre alla storia ortopedica, sono presenti uno o più dei seguenti elementi:
- dolore o rumori delle articolazioni temporo-mandibolari;
- serramento o bruxismo;
- dolore o affaticamento dei muscoli masticatori;
- difficoltà o deviazioni nei movimenti mandibolari;
- limitazione dell’apertura orale;
- cefalea potenzialmente correlata al sistema masticatorio;
- cervicalgia;
- alterazioni funzionali dell’occlusione;
- sintomatologia cranio-cervicale;
- quadro posturale complesso già oggetto di valutazione specialistica;
- necessità di un percorso multidisciplinare dopo l’intervento.
La visita serve innanzitutto a capire se esiste realmente un problema gnatologico.
Ed è un concetto completamente diverso dal prescrivere automaticamente un bite.
Che cosa valuta una visita gnatologica?
Una visita gnatologica approfondita può comprendere, secondo necessità:
anamnesi → occlusione → movimenti mandibolari → ATM → muscoli → parafunzioni → funzione cranio-mandibolare → eventuali correlazioni cliniche con il distretto cervicale
Quando il quadro lo richiede, queste informazioni possono essere integrate con quelle provenienti da altri professionisti.
L’obiettivo non è trovare artificialmente una relazione tra bocca e piede. L’obiettivo è verificare se quella relazione abbia significato clinico nel singolo paziente.
E se viene diagnosticato un problema gnatologico?
Solo a questo punto si parla di terapia.
A seconda della diagnosi possono essere indicati differenti approcci conservativi e, in pazienti selezionati, dispositivi intraorali individualizzati.
Possono essere utilizzate, per esempio, placche di stabilizzazione o differenti dispositivi gnatologici progettati in relazione all’obiettivo terapeutico.
NON ESISTE “IL BITE PER LA POSTURA”
Esiste un paziente. Esiste una diagnosi. Esiste un obiettivo terapeutico. E soltanto successivamente può esistere un dispositivo progettato per quella specifica situazione.
Bite personalizzato e bite standard non sono lo stesso concetto terapeutico
Inserire genericamente qualcosa tra le arcate non equivale a eseguire una terapia gnatologica.
Un dispositivo gnatologico individualizzato nasce da una valutazione clinica e viene progettato in funzione della diagnosi.
Il clinico può dover considerare:
- rapporti occlusali;
- funzione mandibolare;
- contatti del dispositivo;
- articolazioni temporo-mandibolari;
- muscolatura;
- obiettivo terapeutico;
- risposta del paziente nel tempo.
La terapia deve inoltre essere controllata e rivalutata.
È la diagnosi a determinare il dispositivo. Non il dispositivo a determinare la diagnosi.
Un bite può modificare la postura?
La risposta scientificamente corretta è: non possiamo affermarlo come regola generale.
Alcuni studi sui pazienti affetti da TMD hanno osservato possibili modificazioni di parametri posturali durante terapia con splint occlusali.
Una revisione sistematica ha concluso che gli splint potrebbero avere un effetto positivo su alcuni parametri della postura nei pazienti con TMD, sottolineando però la scarsità delle evidenze e i limiti degli studi disponibili.
Questo è molto diverso dal sostenere che “il bite raddrizza il corpo” o che “il bite corregge il piede”. Sono affermazioni che le evidenze attuali non consentono.
Un dispositivo gnatologico può migliorare il risultato di un intervento ortopedico?
Attualmente non disponiamo di evidenze sufficienti per affermare che un dispositivo gnatologico migliori direttamente il risultato chirurgico, prevenga una recidiva ortopedica o normalizzi automaticamente il cammino.
Perciò non dovrebbe essere questa la promessa terapeutica.
Il possibile valore della gnatologia è differente: diagnosticare e trattare, quando realmente presente, una disfunzione del sistema stomatognatico all’interno dello stesso paziente che sta affrontando un percorso ortopedico e riabilitativo.
Prima dell’intervento o dopo l’intervento?
Quando il paziente presenta già prima dell’intervento sintomi gnatologici evidenti, può essere ragionevole effettuare la valutazione indipendentemente dalla chirurgia ortopedica.
Nel periodo postoperatorio, invece, il percorso riabilitativo permette di osservare il recupero funzionale e gli eventuali problemi che persistono.
Non esiste però un “momento gnatologico” universale valido per tutti.
Il timing deve dipendere dalla diagnosi, dai sintomi, dal tipo di chirurgia e dal percorso riabilitativo del singolo paziente.
Il concetto chiave: non trattare una radiografia, un piede o un’occlusione. Trattare una persona.
La medicina moderna sta progressivamente evolvendo da un modello esclusivamente distrettuale verso una maggiore integrazione delle competenze.
Questo non significa che ogni specialista debba curare tutto. Significa esattamente il contrario: ogni specialista deve conoscere i limiti della propria disciplina e sapere quando è utile confrontarsi con gli altri.
L’ortopedico tratta la patologia ortopedica. Il fisioterapista gestisce gli aspetti riabilitativi di propria competenza. Il fisiatra valuta il sistema muscolo-scheletrico e il percorso riabilitativo. Il podologo studia il piede nell’ambito delle proprie competenze. Lo gnatologo valuta il sistema stomatognatico.
Quando il caso lo richiede, queste competenze possono incontrarsi sullo stesso paziente.
Dalla chirurgia alla riabilitazione: perché il concetto di adattamento è così importante
Dopo un intervento ortopedico non avviene soltanto una guarigione dei tessuti.
Il paziente deve progressivamente recuperare:
mobilità → carico → coordinazione → forza → propriocezione → schema motorio → funzione
In alcune chirurgie la ricerca dimostra che determinati parametri biomeccanici possono rimanere differenti rispetto ai soggetti sani anche a distanza di tempo.
Per questo la valutazione funzionale postoperatoria è importante.
Quando nello stesso paziente esiste anche una sintomatologia stomatognatica, la domanda può quindi diventare:
“Esiste anche una componente gnatologica che merita di essere diagnosticata e, se necessario, trattata?”
Non è una conclusione. È una domanda clinica. Ed è proprio la visita specialistica che può fornire la risposta.
Gnatologia e ortopedia: non una competizione, ma una possibile collaborazione
Il futuro non dovrebbe essere: “il problema viene dal piede” contro “il problema viene dai denti”.
La domanda dovrebbe essere:
“Quali componenti del problema sono realmente presenti in questo paziente?”
In un paziente complesso possono essere utili competenze diverse.
Il valore dell’approccio multidisciplinare consiste proprio nel non attribuire a priori a un singolo distretto la responsabilità dell’intero organismo.
Il messaggio di OdontoAesthetics
In OdontoAesthetics consideriamo la gnatologia come lo studio funzionale di un sistema complesso che comprende denti, occlusione, mandibola, muscoli e articolazioni temporo-mandibolari.
Quando un paziente ha affrontato un importante intervento ortopedico agli arti inferiori o al piede e presenta contemporaneamente sintomi o segni compatibili con una problematica gnatologica, una valutazione specialistica può rappresentare un ulteriore tassello di un percorso multidisciplinare.
Se viene diagnosticata una specifica disfunzione, potrà essere valutata la terapia più appropriata e, quando realmente indicato, anche un dispositivo gnatologico individualizzato.
Non per “curare il ginocchio con i denti”. Non per “raddrizzare il piede con un bite”. E non per promettere risultati ortopedici che la letteratura non dimostra.
Ma per identificare e trattare correttamente una eventuale componente stomatognatica all’interno di un organismo che funziona come un sistema complesso.
Il piede incontra il terreno. La mandibola appartiene al sistema cranio-cervicale. In mezzo c’è un intero organismo che deve continuamente adattarsi.
Comprendere quando questi sistemi interagiscono è una delle sfide più interessanti della medicina multidisciplinare contemporanea.
FAQ – Chirurgia ortopedica, postura e gnatologia
Dopo un intervento ortopedico è necessario andare dallo gnatologo?
Non automaticamente. La valutazione può essere particolarmente indicata quando coesistono TMD, dolore o rumori dell’ATM, bruxismo o serramento, limitazioni mandibolari, dolore dei muscoli masticatori, cervicalgia o un quadro funzionale complesso.
Dopo un intervento al piede può cambiare la postura?
Un intervento può modificare anatomia e funzione del distretto operato e il recupero implica adattamenti del movimento e del carico. La natura e l’importanza di tali modificazioni dipendono dal tipo di patologia, chirurgia e paziente.
Dopo una protesi di ginocchio cambia il modo di camminare?
La letteratura ha documentato che alcuni parametri del cammino possono rimanere differenti da quelli dei controlli sani anche nel lungo periodo.
Dopo un intervento alla caviglia possono verificarsi compensi?
Studi biomeccanici hanno osservato modificazioni del cammino dopo protesizzazione o artrodesi della caviglia e, in alcune condizioni, adattamenti anche a livello delle articolazioni prossimali.
Alluce valgo e occlusione sono collegati?
Non è dimostrato che una malocclusione causi l’alluce valgo. Esistono invece ricerche sulle relazioni tra sistema stomatognatico, postura e distribuzione dei carichi plantari che rendono interessante lo studio multidisciplinare in pazienti selezionati.
Dopo un intervento di alluce valgo serve un bite?
Non necessariamente. L’intervento di alluce valgo non costituisce da solo un’indicazione al bite. Un dispositivo può essere preso in considerazione soltanto se una valutazione gnatologica identifica una specifica indicazione.
Un bite può correggere la postura?
Non esistono evidenze sufficienti per affermarlo in termini generali. Alcuni studi nei pazienti con TMD suggeriscono possibili modificazioni di parametri posturali, ma la letteratura è limitata e non consente di utilizzare il bite come generica terapia posturale.
Che cos’è un dispositivo gnatologico individualizzato?
È un dispositivo intraorale progettato sulla base della diagnosi e dell’obiettivo terapeutico del singolo paziente e successivamente controllato nel tempo.
Gnatologo e ortopedico possono lavorare insieme?
Sì, quando il quadro clinico presenta problematiche appartenenti a entrambi gli ambiti. L’approccio multidisciplinare non significa attribuire una causa odontoiatrica al problema ortopedico, ma permettere a ciascuno specialista di diagnosticare e trattare le componenti di propria competenza.
Nota informativa: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa. Una valutazione gnatologica non sostituisce la diagnosi, il trattamento o la riabilitazione ortopedica e non è indicata automaticamente in seguito a un intervento chirurgico degli arti inferiori.
Riferimenti scientifici essenziali
- Meta-analisi 2024 sui parametri del cammino dopo protesi totale di ginocchio (28 studi; 976 pazienti). PubMed PMID: 38850853.
- Revisione con meta-analisi sugli esiti del cammino dopo artrodesi e protesi di caviglia. PubMed PMID: 32044672.
- Revisione sistematica sugli effetti degli splint occlusali sulla postura nei pazienti con TMD. PubMed PMID: 35455916.
- Umbrella review 2026 sull’efficacia degli splint occlusali nei disturbi temporo-mandibolari. PubMed PMID: 42059781.